27 giugno 2005

Caro Peppino io non t'ho mai conosciuto ero bambino quando tu morivi da eroe. Ho letto di te ,ho visto un film su di te, ho ascoltato tuo fratello ......Ho pianto.......... di rabbia! La rabbia che da dentro sale sù e cozza contro questa società di merda a cui tutto va bene ,perchè come dicevi tu a noi la mafia in fondo piace, la camorra piace e tutto quello che di italiano ipocrita e bigotto piace piace e piace. E' buffo che gente come te debbano prima o poi diventare leggende figure omeriche che a stento però vengano decantati nelle aule come tali.Sarai allora per pochi........... Ma buoni (spero!) un faro da poter avere come riferimento nelle notti in cui il mare sembra tempestoso e l'approdo al porto sempre più difficile. Auguri RADIO AUT

Anonimo

26 giugno 2005

Da quando sei lì sotto la terra, non dormi, compagno Peppino.
Il tuo spirito vede nascere la primavera su nuovi volti
nel sole mediterraneo.
Forte radica di speranza cresce dalla terra impregnata del tuo corpo.
Il tuo sonno sveglia le coscienze.
Chi ha strappato i tuoi petali non fermerà la corsa di chi crede,
e correremo avanti, dietro bandiere rosse corteggiate dallo scirocco africano.
Si correrà sempre avanti contro la paura, gridando il tuo nome.
Si correrà sempre avanti per rincorrere la vita.

Giovanni Riccobono

15 giugno 2005

Una frusta, piazza Vittorio nel 2005

Torino. Italia. ITALIA. Piazza Vittorio. Ore 23.00. 14 Maggio 2005. In cerca di un angolo di calma e romanticismo di una piazza italiana, luogo di culto, disintossicante angolo di quiete profonda, di gente sorridente, di gusto e costume tipicamente peninsulare. Arrivo da mesi di frenetica vita londinese…tutto è veloce, tutto può essere vissuto come quasi asettico, senza sapore, senza il dolce ed umido profumo di fiori che caratterizza l’ex Impero Romano nel mese di Luglio. Si bevono fresche bevande estive…tutto sembra tranquillo…tutto viene spezzato dal rumore di una frusta che sbatte violentemente sulla pelle di un ragazzo…che dico ragazzo, forse è un bambino…non gli diamo più di 15 anni. UNA FRUSTA. UN GIOVANE UOMO. Il ragazzo grida, nessuno si muove, nessuno si mette completamente nei panni di una persona che nel 2005 viene frustata davanti a tutti in una sorta di punizione pubblica che lascia tanto amaro in bocca, quasi un dolore allo stomaco…solo il pensiero dell’accaduto mi turba…quasi richiama alla mente la perfida tortura pubblica inflitta ai dissidenti della Cina Rossa dove il malcapitato veniva punito davanti ai propri genitori declamando a voce alta i capi d’accusa. L’unica differenza è che da non pochi anni l’Italia dichiara nel suo primo articolo della Costituzione di essere un Paese Democratico. Come sono false le democrazie dei tempi moderni. L’Italia è falsa. Le grida del ragazzo richiamano l’attenzione, la piazza si gira…gli occhi seguono tutto, ma non riusciamo a muoverci…il ragazzo ha gli occhi dolci…non è italiano, probabilmente non ha un lavoro, verosimilmente ha fame in questa Italia di pervertiti perbenisti che non vedono in quei dolci occhi gli occhi dei figli…quei figli imbottiti di cibo e di cellulari che hanno perso il valore dell’altro. SIAMO NEL DUEMILAECINQUE ed in Italia, a TORINO, un ragazzo viene frustato davanti a tutti, in una piazza. Il rumore della frusta entra nella mente di tutti e rimane, forse per sempre. Non possiamo sopportare tutto questo, non possiamo. Non possiamo aver paura di parlare quando l’uomo si abbassa ad una tale impreparazione professionale. Voglio essere coerente, voglio raccontare…il giudizio trapela…ma come fanno le pagine a non impregnarsi di passione quando un ragazzo di forse 15 anni viene frustato nel 2005 in una piazza d’Italia? Ritorno alle grida, il ragazzo è da solo, gli assaltatori sono due, molto più robusti di lui. Il ragazzo grida “chiamate la Polizia”, i due “galantuomini” rispondono a voce alta “la Polizia siamo noi”. La piazza si ferma in quel preciso momento in cui tutti sembravano quasi sull’orlo del movimento; la gente non poteva più sopportare la FRUSTA, i PUGNI, i CALCI verso quel corpo che sembrava spezzarsi, un corpo magro, smilzo, tutt’altro che difficile da immobilizzare. Chiaramente non servivano oggetti, non serviva una frusta. Non voglio giudicare le intenzioni del ragazzo, non voglio affrontare l’argomento della giustizia. Si può facilmente immaginare che fosse un venditore di quelle tante sostanze di cui i bravi figli della buona gente italiana sembrano andare ghiotti. I giovani nativi del posto la comprano quella roba, il figlio di una povera terra lontana la vende. Funziona così. Mi voglio soffermare sui modi. Siamo in Italia, nel 2005, ed è una frase che non mi stancherò mai di ripetere. Un ragazzo viene frustato davanti a tutti senza forse sapere chi sono quelle due persone che gli infliggono tale pena. Ma questi POLIZIOTTI italiani lo ricevono un training? E se si, gli viene insegnato di agire con questi modi brutali? Con questi modi da guerra in Iraq? Ci stupiamo. Io mi occupo di diritti umani in una terra lontana dove per volere del potere è in atto da anni una corposa cancellazione culturale. Scrivo di soprusi di un mondo che immaginiamo così lontano dal nostro. Poi mi ritrovo in una Piazza d’Italia in cerca di sorrisi e di pace per imbattermi nel peggiore degli scenari. Perché tanta violenza contro un ragazzino? Perché lasciarsi andare senza un minimo di vergogna in un abuso di potere che crea ancora più odio negli occhi degli spettatori? Perché? E soprattutto…so che molti leggendo questo scritto, che non posso chiamare reportage perché accompagnato da tanta passione, si diranno che è giusto così. Il ragazzo è uno “spacciatore” e la Polizia ha fatto il "proprio lavoro". Pensando in questo modo, però, non si riflette sul fatto che tutto questo potrebbe accadere anche contro un figlio della nostra ricca società. Se non ci si ribella alle devianze del sistema…quest’ultimo prende il sopravvento. Siamo nel 2005 e non possiamo sopportare di comportarci da animali, di essere trattati da animali. Non possiamo spedire i nostri soldi in tutto il mondo per quei disgraziati che vedono i propri diritti non considerati, non possiamo andare in chiesa prostrandoci verso un Dio che chiede perdono, non possiamo voltare la faccia e bere l’ennesima birra…non possiamo fare tutto questo senza pensare che un ragazzo di 15 anni, anche se colpevole di un reato che giustamente viene colpito dalla legge italiana, sia FRUSTATO RIPETUTAMENTE in Piazza Vittorio a Torino. NON POSSIAMO. Il racconto continua…mi attengo ai fatti. Il ragazzo è ora a terra con i due poliziotti sopra di lui. Arriva un terzo poliziotto che sfila le manette dai jeans di uno di loro. Il quindicenne viene ammanettato mentre arriva una volante della Polizia. La macchina si ferma davanti al bar dove la gente è attonita da quello che ha visto. Il ragazzo viene caricato nella macchina. Un’eroina dei nostri tempi si stacca dal gruppo e si rivolge al poliziotto in divisa con queste parole: “I vostri colleghi hanno ammazzato di botte quel ragazzo”. E’ un gesto ammirabile. Il poliziotto in divisa non ha nemmeno la capacità di fare finta di niente, esce dalla macchina e, dopo aver risposto in malo modo alla ragazza di riportare l’accaduto in centrale, inizia ad intimidire la stessa prendendo il numero di targa della macchina dalla quale era uscita questa eroina dei nostri tempi. Non solo è accaduto quello che ho raccontato, ma la voce che esce dal gruppo viene fatta tacere con delle basse intimidazioni, con un nuovo abuso di potere che non salva l’Italia. In questo nostro paese la società non collabora con le forze dell’ordine, ma è colpa della gente? O è la polizia che non fa sentire la gente protetta? Chi è il colpevole? Non facciamo passare inosservata tanta violenza. Siamo d’accordo nell’arrestare i reati, ma il rispetto dell’individuo deve essere sempre al primo posto. Perché le cose non cambiano? Perché un ragazzo di quindici anni viene frustato in Piazza Vittorio a Torino? Perché? D.S.N.GoingAroundTheRoundAbout

13 giugno 2005


agli astenuti: se vi va mi piacerebbe conoscere le ragioni della vostra scelta di non andare a votare
_bianca_

26 maggio 2005

uso improprio.

sgretolato il muro

da questa dimensione

I want.

25 maggio 2005

Incontro con Beppe Grillo


Il Palabasket di Bellinzona ha ospitato l'8 marzo lo spettacolo Beppegrillo.it. Michela Daghini ha incontrato il comico prima dello spettacolo. Qui potete ascoltare l'intervista (11'39" - 10,6mb).

iZ



05 maggio 2005

LA LEGGENDA DELLA LUNA NERA

Narra la leggenda ebraica che Lilith fu la prima moglie di Adamo, prima di Eva, creata non dalla costola del marito ma da argilla e polvere, quindi sua pari. Indomita e ribelle, a seguito del tentativo di Adamo di sottometterla con la forza, ella pronunciò il nome magico di Dio(Javhe), le spuntarono le ali, dato che conoscere il vero nome di Dio la rendeva pari a lui, si levò in aria e lo abbandonò. Adamo si lamentò con Dio, il quale inviò allora tre angeli (Sanvi, Sansanvi e Semangelaf) a cercarla per riportarla indietro. Lilith rifiutò e maledisse gli angeli. Nel frattempo Lilith divenne l’amante dei demoni, generando cento bambini al giorno. Gli angeli le dissero che Dio le avrebbe portato via i suoi figli se lei non fosse tornata da Adamo. Dal momento che Lilith non accettò, venne di conseguenza punita. E Dio, dette anche ad Adamo la docile Eva. Si dice che la Dea sia attratta dai bambini dato che Dio le sottrasse i suoi e avviò un regno del terrore contro le donne incinta e i neonati, che venivano protetti da lei con amuleti con su scritti i nomi dei tre angeli, i quali la avevano costretta a giurare che ogni qualvolta avesse visto le loro immagini o i loro nomi avrebbe lasciato stare i bambini e le mamme. Se il bambino piangeva nel sonno si credeva che questo era un segno della presenza di Lilith e per scacciarla occorreva picchiettare il naso del bimbo. Si narra inoltre che fu lei, e non Eva, la madre di Caino. Il nome Lilith deriva, secondo alcuni, dalla parola assiro-babilonese Lilitu, che significa spirito del vento; per altri, dall'ebraico Lil che significa notte, oscurità ma anche calamità. La prima immagine conosciuta della Dea è come donna bellissima, alata e nuda, con i piedi di uccelo che si alza su due leoni ed è accompagnata da due gufi. I sumeri e i babilonesi la consideravano come un essere che dimorava nel mondo dei sogni. Per essi era una succuba che visitava gli uomini nei loro sogni e da tale relazione venivano generati uomini senza volto. In questa accezione era considerata come la principessa dei succubi, una seduttrice e divoratrice di uomini. Nella mitologia Lilith è anche conosciuta come un satellite invisibile dalla terra e per questo chiamata "Luna nera", invisibile perché assorbe e non riflette, come ogni altra cosa, la luce del Sole. Da tali leggende nasce l'idea della donna strega, seduttrice e maligna. Idea che fu alla base degli orrori e dello sterminio vergonoso dell'inquisizione nel medioevo

21 aprile 2005

Tramonto democristiano (di Curzio Maltese)


BERLUSCONI ha scelto di morire democristiano. Pur di tirare a campare ancora per qualche mese, abbrancato alla poltrona, all'ultima e unica promessa mantenuta agli italiani: "Non vi libererete facilmente di me". Perché già la penultima, "non mi dimetterò mai", è andata a farsi benedire. L'uomo che solo lunedì non si sarebbe "mai piegato ai riti politicanti", nello spazio d'un mattino o due accetta di naufragare nel più grottesco dei voltafaccia, nel puro teatrino della politica, in antiche paludi che si chiamano dimissioni&rimpasto, rosa dei nomi, totoministri, verifica, orrido governo bis o balneare.

Stavolta è suo il ruggito del coniglio. Berlusconi e non Follini appare come il vecchio democristiano di ritorno. Più ancora che la vendetta della prima repubblica sulla seconda, questa è la comica finale del berlusconismo. Solo l'altro giorno il premier ha regalato ai suoi falchi l'ultimo gesto titanico, le dimissioni negate con tanto di minacce agli alleati, l'ennesimo salto nel cerchio di fuoco destinato all'applauso della corte dei vari Ferrara e Fede. Appena il tempo per il cambio scena e d'abito e Berlusconi da oggi è già lì a distribuire sorrisi, pacche, barzellette e ministeri ai nemici mortali dell'Udc. E allora a che cosa è servita la recita incendiaria? Soltanto a ingigantire la vittoria e la figura del nemico interno, Follini, e a ridurre a nani politici gli alleati più fedeli, Bossi e anche Fini.

La verità è che l'ultimo Berlusconi sbaglia tutte le mosse, almeno quanto le azzeccava il primo. È un contrappasso totale, quotidiano. La puntata di Ballarò del dopo elezioni era l'esatto contrappasso della discesa in campo del '93.

Il brontolio dimissionario con cui ieri al Senato Berlusconi ha stracciato il "contratto con gli italiani" è la risposta del tempo al radioso comizio d'insediamento nell'estate del 2001. Allora si celebrava l'inizio di un ipotetico ventennio ("governeremo per molte legislature"), ora se va bene si tratta d'arrivare al panettone. Da neothatcheriano a vecchio doroteo in soli 1400 giorni. Fra le due immagini passa il clamoroso fallimento del berlusconismo. Non solo nei risultati concreti, deludenti oltre l'immaginabile, con il peggior stallo economico dal dopoguerra, il declino incombente, l'impoverimento dei ceti medi e le grandi opere ridotte a una villona padronale e semiabusiva in Sardegna. Ancora più definitivo è il fallimento ideologico, culturale, nel linguaggio e nella rappresentazione del Paese. L'idea arrogante di poter guidare la politica e la nazione come un'azienda, l'altra di riuscire a manipolare all'infinito con le televisioni un'opinione pubblica infantile. Alla prima seria rivolta di un alleato o due, i più piccoli per giunta, il mantello d'invulnerabilità del berlusconismo è scivolato a terra e il capo si ritrova ora a inseguire un compromesso qualsiasi, arrangiandosi con le povere risorse dell'eterno trasformismo. Il marasma finale è evidente perfino nel linguaggio, nelle parole e nei gesti del Berlusconi dimissionario. Lo show di 11 minuti durante il quale il premier ha alternato scuse di fatto a minacce virtuali, la tardiva ammissione di sconfitta e la sicumera delle future immancabili vittorie, una concreta retromarcia di fronte alle divisioni nella maggioranza e la chimerica fuga in avanti verso il partito unico della destra, l'ossequio formale al Quirinale e il disprezzo per la Costituzione. Un guazzabuglio da stato confusionale che le fide Rai e Mediaset, con pietoso servilismo, si sono ben guardate dal mandare in diretta. Lo show s'è chiuso poi nel paradosso d'una maggioranza che applaude con entusiasmo le dimissioni del suo premier mentre l'opposizione medita in silenzio. Su queste basi di partenza c'è da domandarsi a che cosa serva prolungare l'agonia d'un anno con un Berlusconi bis. Tutto lascia prevedere un anno orribile, gravido di vendette, dispetti, regolamenti di conti. Fallito l'ultimo, Berlusconi cercherà altri colpi di scena. Com'è nella sua natura, tornerà a fare la voce del padrone appena sarà caduta in prescrizione anche la minaccia del voto anticipato. I centristi possono rispondere con altre crisi e crisette. Già ieri hanno fatto una piccola prova generale facendo mancare la maggioranza a un decreto governativo. Una specie di Vietnam parlamentare attende un'Italia già stremata e impaurita dalla crisi. Le elezioni anticipate rappresentavano almeno una soluzione decente, forse l'ultimo dei tanti treni persi dal paese nei dieci anni buttati per inseguire uno strano sogno.