04 ottobre 2007

Free Burma


Free Burma!

24 settembre 2007

LIBERATI I DUE COMANDANTI DEI PESCHERECCI TUNISINI SOTTO PROCESSO AD AGRIGENTO PER AVERE SALVATO 44 NAUFRAGHI

Scarcerati oggi i due comandanti dei pescherecci tunisini che l'8
agosto scorso avevano, insieme all'equipaggio, salvato 44 migranti in
avaria su un gommone nella acque internazionali a largo di Lampedusa.
Finiti sotto processo ad Agrigento con l'accusa di favoreggiamento
dell'immigrazione clandestina, erano stati immediatamente incarcerati
presso la casa circondariale di Agrigento.
In concomitanza allo svolgimento del processo per direttissima, intorno
all´ennesimo caso di criminalizzazione di pescatori che soccorrono
uomini e donne in mare, è nata un'enorme mobilitazione
euro-mediterranea per la scarcerazione immediata e il rispetto delle
convenzioni marittime internazionali sul salvataggio in mare.
Su iniziativa della Rete antirazzista siciliana e di numerose
associazioni e movimenti internazionali per i diritti dell'uomo,si sono
svolte in Italia, Francia, Germania,Tunisia, Marocco iniziative per
sensibilizzare la pubblica opinione e, allo stesso tempo, per portare
il caso all'attenzione di parlamentari europei, che hanno sottoscritto
in 150 una petizione per l'immediata scarcerazione dei 7 pescatori
arrestati.
Le risultanze dibattimentali avevano portato la procura di Agrigento a
chiedere la derubricazione del reato di favoreggiamento
dell'immigrazione clandestina, non ravvisando il profitto e il dolo
nelle operazioni di salvataggio a mare dei 44 migranti.
Grazie inoltre al generoso lavoro del collegio difensivo e alle
pressioni nazionali e internazionali del movimento spontaneo di difesa
dei diritti, lo scorso 10 settembre la sezione feriale del tribunale di
Agrigento decideva la scarcerazione di 5 dei 7 imputati e concedeva gli
arresti domiciliari ai due capitani dei pescherecci.
Oggi, 22 settembre, dopo 45 giorni di detenzione preventiva, anche i
due comandanti tunisini sono stati rimessi in libertà per decisione del
Tribunale della Libertà di Palermo.
Solo oggi, finalmente, vediamo l´applicazione del principio della
presunzione di innocenza e dell´uso oculato e discriminato che delle
misure cautelari personali.
Resta un dato di fatto: 7 uomini sono stati privati per settimane della
loro libertà personale; 7 famiglie sono state danneggiate moralmente ed
economicamente; 7 vite sono state segnate dall´esperienza del carcere.
Chi pagherà per tutto questo?
Chi è disposto a prendersi le responsabilità di un sistema di leggi
securitarie e xenofobe che mietono vittime tra umili pescatori che
rischiano in mare le proprie vite per salvare altre?
Chiediamo che vengano fuori gli ideatori di questo teorema, montato su
false testimonianze, sul non rispetto del diritto di difesa, dei
diritti umani, delle norme internazionali sul salvataggio in mare.
Chiediamo che venga fatta giustizia.

RETE ANTIRAZZISTA SICILIANA

12 settembre 2007

13 agosto 2007

Comunicato dell'a.c. Peppino Impastato


Il 17 agosto 2007 alle ore 21:00 presso la Pizzeria Impastato, sita sulla SS113 a Cinisi (Pa) al km 288.800, l’Associazione culturale Peppino Impastato-Casa Memoria organizza un’iniziativa di lotta alla mafia che vedrà anche la presentazione del libro “Pizzini, veleni e cicoria”, scritto dal procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso in collaborazione con l’inviato de “La Stampa” Francesco La Licata sulle circostanze riguardanti l’arresto di Provenzano. Occasioni come l’incontro che si svolgerà il 17 agosto occorrono per sedersi ad un tavolo di confronto con le istituzioni sulla questione “mafia”, per poter inferire quali siano i possibili percorsi da seguire assieme e per poter esprimere eventuali dubbi e divergenze. Dopo trent’anni dall’omicidio di Peppino Impastato la lotta alla mafia costituisce per noi ancora una priorità e tuttora ci troviamo a dover fare i conti con una collusione politico-mafiosa molto consistente e con la censura e l’imposizione del silenzio dall’alto, che impediscono il ritorno a galla della vergognosa verità riguardo i legami mafiosi con le forze eversive di destra, i servizi segreti, la massoneria, Gladio ed altre simili strutture nazionali ed internazionali che hanno insanguinato l’Italia nei decenni scorsi e ne continuano a condizionare gli equilibri economici e politici. È per noi necessario partire da un lavoro di memoria e di ricostruzione storica delle circostanze che hanno condotto alla morte di Peppino e al successivo depistaggio, tra l’altro ammesso nel 2000 dalla Commissione Parlamentare antimafia; un lavoro che si rivela fortemente attuale, visti i retroscena della strage di Via D’Amelio che sono venuti a galla recentemente. Abbiamo avuto un’ulteriore conferma all’ipotesi, ormai riconosciuta come verità storica, che determinati omicidi di mafia, soprattutto quelli condotti contro gli attivisti politici, contro i magistrati e contro alcuni uomini delle istituzioni, risalgano alle stessa vena di violenza ed oppressione che con le stragi di stato e la strategia della tensione ha costretto tirannicamente l’Italia al rispetto degli equilibri di potere internazionali imposti. La memoria e la storia, però, non bastano: non si può prescindere da una serie di interventi concreti nel sociale, volti alla riabilitazione della società con la cancellazione della mentalità mafiosa, che ha fortemente condizionato la realtà politica ed economica del nostro paese. L’azione di contrasto deve essere determinata e condotta dal basso ad opera dei movimenti, dopo aver sviluppato la giusta consapevolezza di come la mafia si sia inserita perfettamente nel sistema della globalizzazione mondiale, approfittando dei suoi mezzi di controllo, come il consumismo sfrenato che conduce all’ottundimento delle coscienze e al successivo disimpegno. Il fenomeno mafioso ha, inoltre, aggravato le conseguenze negative nella gestione attuale dell’economia globale, contribuendo alla diffusione dello sfruttamento dei più deboli e di operazioni finanziarie che cancellano vite pur di raccogliere denaro, come il traffico di armi e di stupefacenti. La mafia non è solo antistato, è più spesso nello stato, approfittando delle crepe della nostra democrazia, allargate da cinque anni di berlusconismo e non più ricolmate a sufficienza. Sono queste le istanze che ci spingono ad organizzare per il prossimo 9 maggio, in occasione del trentennale dell’omicidio di Peppino, una manifestazione nazionale contro la mafia, come punto di svolta nell’impegno sociale, che possa unire la lotta contro il sistema mafioso con la protesta contro la globalizzazione sfrenata, con la mobilitazione per la pace, per la giustizia e per i diritti di tutti, di qualsiasi identità etnica e sessuale.
Associazione culturale Peppino Impastato-Casa Memoria


21 luglio 2007

GIAMMAI L'OBLIO


NOI NON DIMENTICHIAMO GENOVA,
NON CI SIAMO SCORDATI DI VOI........

10 giugno 2007

08 giugno 2007

ritornerai, lo so, ritornerai

Lo so, ultimamente il blog è trascurato, niente roba scritta, niente musica. Sembrerebbe banale dire che gli impegni e gli stress ne sono la causa, ma tant'è.
Infondo è così che s'invecchia, cercando di costruirsi un futuro; quando credi di avercela fatta è già un presente che volge al passato e tu ti trovi piagato e acciaccato a bestemmiare il tempo perso.
Certo parlare di futuro oggi è un eufemismo, al massimo se sei uno scellerato e incosciente ottimista fai un figlio.
A dire il vero, per quanto mi riguarda, non sono stati solo gli impegni e gli stress quotidiani ad impedirmi di scrivere, di tanto in tanto sopraggiunge la nausea che respinge ogni tentativo sociale di comunicare.
E' come se il mio disprezzo in confidenza mi dicesse:- Davvero vuoi perdere tempo a scrivere su Berlusconi, Prodi, Fini, Mastella, Casini, Rutelli, Fassino e tutto il cucuzzaro? Davvero vuoi sprecare preziosa bile per questi fenomeni da baraccone, per questa miseria al potere, per questo accumulo di polvere che risiede sulle poltrone di comando, su questi pupazzi laceri?
E' proprio inevitabile adoperarsi, spendersi, avvelenarsi le giornate, dando importanza alle orrende statuine incipriate e incravattate che giocano ad essere importanti, che si credono autorevoli, che pensano di essere invincibili?
Ovvio che la risposta più facile è sì, che ne vale la pena, perché questa sottospecie di infausti ominidi sta definitivamente sommergendo questo paese della merda che secerne dai loro incancreniti microcervelli. Che non si può ignorarli, altrimenti sarebbe anche peggio, l'ignoranza li rafforzerebbe.
Ma il Disprezzo non ama le sottigliezze, i troppi perché, i se, le mediazioni, il Disprezzo è in quanto tale. E' un posto che non si vorrebbe mai raggiungere, ma una volta lì non c'è spazio per altro se non per la Nausea, con la quale spesso concupisce generando oscuri sentimenti.
E allora succede che si perde la voglia o forse sarebbe più corretto dire che si manda in malora tutto per non perdere quel pò di voglia rimasto. Quindi lunghi periodi di silenzio, lo stesso che in realtà vorresti dentro al tuo cazzo di cervello che invece rumoreggia indisciplinato, fa talmente tanto casino che non ti riesce di scrivere nulla, di voler sapere alcunché.
L'unica cosa che vorresti è avere un lunghissimo, vulcanico, liberatorio orgasmo da sputare sul mondo, te compreso, e urlare fino a consumare le corde vocali, per poi esausto dormire un sonno profondo nell'attesa di svegliarti innocente leggero immemore libero.

ildiScostante