
20 gennaio 2006

19 gennaio 2006
18 gennaio 2006
leggeressen
stasera andrò per slogan: fottere il sistema significa non farsi fottere da lui. esempio di grossa fetta di libertà conquistata, acquisita, scritta nella carne, appunto.
libertà da conquistare: la sicurezza sociale. cioè:
io lavoro e devo stare tranquilla che tu non mi licenzi perché ti rode il culo, per esempio. oppure, io lavoro e devo potere arrivare a fine mese, serena.
slogan numero tre: vogliamoci bene.
a.sud.
registrata lunedì sera all'Ambra Jovinelli di Roma,
con Furio Colombo, Paolo Flores d'Arcais, Sabina e Corrado Guzzanti
e in collegamento, Beppe Grillo
verrà trasmessa questa sera in prima serata dalle seguenti emittenti regionali:
Telelombardia e Lombardia 7,
Telestudio (Piemonte),
Telecittà (Liguria),
Triveneta, Telemodena (Emilia Romagna),
Telecapri e Napoli Tv (Campania),
Tv Centro Marche,
Teleregione (Toscana),
Tvr Voxon (Lazio),
Tvq e Atv7 (Abruzzo e Molise),
Telenorba (Puglia e Basilicata),
Rtc, Telecalabria e Telemia (Calabria),
Trm (Sicilia)
13 gennaio 2006
Che cos'è per te la libertà?
In Italia, non si vuole che ci si senta lavoratori dipendenti. Insomma non si vuole che ci si senta dall'altro lato della barricata e si lavora piuttosto al mantenimento di un alto grado di illusione sulla propria esistenza eliminando formalmente le differenze tra i vari "mestieri".Ci sono molte menti che lavorano per non farci sentire quello che siamo, per impedirci di gettare uno sguardo realista ed illuminato sulla nostra esistenza, per fare in modo che non si acquisti, ancora una volta nella storia, una coscienza di classe. Non è il capo firmato che ci fa ricchi. Neanche la macchina nuova che abbiamo acquistato in mille rate che pagheremo per metà della nostra vita (sempre che tu abbia un contratto a tempo indeterminato, altrimenti, niente rate). I nostri mille agi, sono troppo piccoli e superficiali rispetto all'immensa profondità del baratro in cui la nostra coscienza forse è caduta.
Così che non riusciamo a sentire il prurito dello spirito che aspira ad essere libero. Se pensiamo alla parola libertà ci sembra un'utopia e ci mettiamo a ridere.
Se accendo la luce sulla mia esistenza, vedo che la mia nascita e la mia condizione mi escludono dal Pensare e dal Sapere. Ci vuole tempo per quelle cose. Io mi guadagno da vivere, spesso in modi alienanti o comunque sottoposta ad un "regime" più o meno mascherato che mi lega a sè per parecchio del Mio tempo. Perciò ignoro parecchie cose. Mi basterebbe, per cominciare, la libertà di pensare senza essre tartassata di continuo da queste parole "tanto è così che va.." Certo. Ma l'importante è ricordare che "come va", non è giusto. E' un modo per allonatnare da noi quel sentimento medio verso la vita.
Quanto a me, per il momento, sono in una condizione di privilegio, anche se sono ai limiti della sopravvivenza materiale perchè ho scelto di Pensare comunque. Anche se il "buon senso" me lo precludeva. Il risultato del mio pensare è che sono in opposizione quasi totale alla mia società. Quel "quasi" forse è un retaggio di buonismo.
11 gennaio 2006
I panettoni della Parmalat

Un bel panettone a marchio Parmalat del valore di 85.000 euro.
Il Tribunale dei Ministri, con relativa richiesta alla giunta per le autorizzazioni della Camera, ha chiesto di poter procedere contro il ministro riguardo ad un illecito contributo ricevuto da Callisto Tanzi e da destinare ad Alleanza Nazionale, tramite contribuzioni alla rivista Area.
Se vi e' rimasto in casa qualche panettone da aprire, fatelo subito, magari e' di quelli con la sorpresa.
iZ
08 gennaio 2006
Storielle d'altri tempi
Avvenne che, al Basso più famoso di quel mondo, all'improvviso, suonò storta, l'intero apparato inorganico in frammenti: "Lo stereo non va più a palla!" se la disse e se la cantò. Del resto altri figuri inorganici s'apprestavano ad organicizzarsi, con cattopatriottismo a spartirsi il Paesello.
Così, tale Antonio detto il Veneto, impugnava la bacchetta e cominciava a dirigere l'Opa, ma nessuno gli disse che non si deve parlare ai musicisti durante l'esecuzione, tant' è che l'esecuzione veniva inflitta proprio a lui, trovato in flagrante a copulare con la sua stessa poltrona.
Intanto la Casa del Basso, già tormentata, si scopriva nuovamente in subbuglio, qualcuno gridava: "C'avete rotto il Fazio!", lo Basso in persona, invece, faceva du zompi a Tahiti e scansava il fosso.
Nel versante opposto, l'Unipolo, già in overdose di Mortadella, si spezzava il Grissino e scoppiava il Dilemmone: "Ma chi siamo, Manolo?". Si erano detti che se la montagna non andava da Maometto, Maometto l'avrebbe scalata e invece la montagna proprio addosso a loro è crollata!
A strofinarsi, sotto sotto, le mani, erano i DopoCristi, che paraculandosi l'intero Paesello, si facevano scudo col crociato e attendevano bavosi il ritorno in prima fila con l'ausilio del Papà di tutti, il cui nome è imprecisato, chi lo chiamava Dio, chi Giulio, il mistero permane in tal senso.
Cosa stava accadendo, dunque? I telespettatori cosa pensavano?
La pasta era scotta ma nessuno vi rinunciava e da lì a poco l'avrebbero promessa nuovamente.
Le scorregge erano tante, milioni di milioni, e spesso a raffica, i telespettatori erano impuzzati fino alla punta dell'ultimo capello ormai, c'era poco da fare, il fetore dominava sovrano, ciò nonostante l'Audience rimaneva altissimo.
Era questo il vero problema.












