17 marzo 2007

Clemente Pastella

È lui il personaggio del momento, il pupazzo più in vista.
Di qualsiasi argomento si parli, viene fuori il suo nome.

E non importa che sia in positivo o in negativo, ciò che conta è la visibilità.

Ospitate a destra e a manca, che si parli di DICO, di intercettazioni, di alleanze politiche e di quant’altro, lui c’è. Pensavo, non a caso, di invitarlo a casa mia, per sapere cosa penso.

Si comincia a sentire davvero importante, anche lui come Silvietto, quando non gradisce l’interlocutore, si alza e va via.

Il Clementino per tutte le stagioni, gongola, sa che gli si sta apparecchiando la tavola per la grossa grassa gozzovigliata democristiana.

Il ritorno in grande stile del famelico Squalo Bianco (Balena, per i più sensibili).

Ci stanno lavorando da tempo e adesso par che l’ora s’avvicini, i numeri cominciano ad esserci, così come i nomi.

Il Vaticano in primis, l’Udc, l’ Udeur, l’Italia di mezzo, le due democrazie cristiane equamente spartite a sinistra e a destra, tre quarti di petali della Margherita, sicuramente qualche altro fuggiasco forzista, dissidenti vari ed eventuali, perfino Di Pietro e la sua Italia dei valori, nonché l’ Eterno Andreotti e i suoi discepoli, Bruno Vespa compreso, dunque, potrebbero fare scudo comune e partire per la crociata bianca, centrista e accentratrice.

Si aprirebbe così, la nuova era democristiana, con il suo piatto di maccaroni garantito a tutti, con quel rassicurante sottinteso invito a non preoccuparci di nulla che si pensa a tutto noi, abbassando al minimo il tono del dibattito politico alfine di sedare estremismi violenti e tornare finalmente a quel torpore confortante, con disimpegno e spensieratezza, lì lì sul dormiente, in pre-fase r.e.m., come una puntata della Famiglia Bradford, per capirci (chissà magari torna anche quella).

Non che adesso le cose siano così differenti e distanti: l’illegalità trionfa e governa, e non in senso lato, clientelismo, nepotismo, arroganza (e tanto tanto altro ancora siori!), in tal senso è uguale se non peggio, basti pensare che Don Giulio è sempre lì ed è ancora in grado di far cadere un governo.

Don Giulio c’era, c’è e… ci sarà.

Clementino, non può ambire al “c’ero”, ma “essendoci”, si gioca tutto sul “ci sarò”.

Nulla sembrerebbe cambiare.

La ricetta è sempre la stessa, basta rimpastellare il tutto, l’olio è quasi a temperatura e gli italiani sono pronti per la frittura.

L’alternativa non c’è o se c’è, chissà dove è seppellita.

Ci tocca rassegnarci, dunque, all’idea di vedere il faccione ceppalonico primadonneggiare sui futuri schermi del potere?

O forse è il caso di deciderci a cambiare canale?

Discensionale

1 commento:

Ed ha detto...

Sì, possiamo starne certi: lui ci sarà. O di qua o di là, l'importante è esserci.
Ciao.